Un calice per ricominciare: la magia del Collio nel vino di Edi Keber
Dopo un momento difficile, ho ritrovato conforto e bellezza in un sorso di vino naturale friulano. Scopriamo insieme questo uvaggio sorprendente di Friulano, Malvasia Istriana e Ribolla Gialla, tra cu
Ci sono vini che ti raccontano una storia. Altri che ti riportano a casa. E poi ci sono quelli che arrivano in punta di piedi, proprio quando ne hai più bisogno.
Questo calice è stato il mio ritorno alla normalità, il mio piccolo rituale di bellezza dopo un silenzio dovuto a un lutto familiare. Un momento sospeso, in cui il vino non era più al centro dei miei pensieri. Eppure, aprire questa bottiglia ha avuto un senso speciale.
Siamo in Friuli, terra forte, austera, coriacea. Un po’ come mi sentivo io in quel momento.
E il vino che vi racconto oggi nasce proprio da qui: dal Collio, dove la cultura vitivinicola è fatta di sapienza antica, marne e silenzi, ma anche di una sorprendente vitalità.
La storia dietro la bottiglia: Edi Keber, il Collio e la ponka
Edi Keber è un nome che nel Collio non ha bisogno di presentazioni. Produce un unico vino bianco da un unico cru, e questo già dice molto. La sua è una scelta precisa, identitaria, quasi testarda: raccontare un territorio attraverso un solo uvaggio, composto da Friulano, Malvasia Istriana e Ribolla Gialla.
I suoi 12 ettari di vigneti si trovano su terreni di ponka, una parola friulana che definisce una miscela di marna calcarea e arenaria. È questo suolo a regalare al vino la sua mineralità vibrante, la sua austerità elegante, la sua verticalità.
Le uve sono coltivate secondo i principi dell’agricoltura biologica, la fermentazione è spontanea, senza lieviti aggiunti. Qui, la natura detta i tempi e le regole.
Nel bicchiere: un sorso che sorprende
Appena versato nel calice, questo bianco del 2021 non ostenta.
Alla vista si presenta con una veste giallo paglierino intensa ma non carica, e si concede lentamente.
Al naso, è un’epifania. Mi aspettavo note più classiche, magari floreali o erbacee. E invece, ecco i frutti tropicali: mango, ananas, un accenno di frutto della passione. Un’esplosione inaspettata e quasi giocosa, che rompe l’austerità iniziale con un sorriso.
In bocca, il vino è asciutto, strutturato, con un'acidità perfettamente calibrata che sostiene il sorso fino alla fine. Non è un bianco “facile”: è un vino che ti chiede attenzione, ma che sa anche accarezzare. Ha un’energia sotterranea, una vitalità calma.
Consiglio di berlo non troppo freddo, intorno ai 10°C, per lasciargli il tempo di raccontarsi e aprirsi davvero.
Abbinamenti: silenzio, luce e un piatto di confine
Questo è un vino da bere in silenzio, magari in una sera d’agosto, con le finestre aperte e il canto delle cicale in sottofondo.
Lo immagino con una trota affumicata su crostini di polenta, oppure con formaggi a crosta fiorita leggermente stagionati. È perfetto anche per un risotto alle erbe spontanee, in cui la freschezza della ribolla incontra la sapidità della ponka.
Glossario del Sommelier
Ponka: Terreno tipico del Collio friulano composto da marna e arenaria stratificate. Dona mineralità e struttura ai vini.
Fermentazione spontanea: Processo di fermentazione del mosto senza aggiunta di lieviti selezionati, lasciando agire i lieviti naturalmente presenti sull’uva e in cantina.
Uvaggio: Combinazione di più varietà d’uva, vinificate insieme, per creare un vino armonico e rappresentativo di un territorio.
Spero che questo viaggio nel Collio vi abbia fatto venire voglia di ascoltare il prossimo vino con un’attenzione nuova, più profonda.
E voi? Quale vino vi ha restituito un senso di normalità dopo un momento difficile? Scrivetemi, mi piacerebbe leggere le vostre storie.
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