Moon Drops: il vino orange sloveno che sussurra alla luna
Dal cuore del Podravje, la storia di un vino naturale raro e vibrante. La mia degustazione del Moon Drops di Radovan Šuman: un viaggio nel calice tra miele, menta e terracotta.
Non capita tutti i giorni di trovare un vino che ti ferma il passo in fiera, tra decine di banchi e centinaia di bottiglie, e ti sussurra: “ascoltami”.
È successo così con Moon Drops, il vino orange di Radovan Šuman, scoperto a Viniveri quasi per caso, ma poi rimasto con me per molto più del tempo di una degustazione.
Oggi voglio raccontarti quella sensazione di incanto, di connessione profonda con la terra, e accompagnarti alla scoperta di un vino che non è solo buono, ma necessario. Un vino naturale che sa di bosco, di intuizione, di lentezza. Un vino che sembra fatto per ricordarti che tutto ha un tempo, anche il vino.
Chi è Radovan Šuman: un vignaiolo visionario nella Slovenia più verde
Siamo nel Podravje, una regione nel nord-est della Slovenia fatta di dolci colline, boschi e silenzi profondi. Qui, Radovan Šuman coltiva le sue vigne in regime biodinamico estremo, nel senso più puro del termine: senza compromessi, senza scorciatoie.
Nei suoi vigneti convivono alberi da frutto, erbe selvatiche, insetti impollinatori. Non si usano prodotti chimici, nemmeno quelli consentiti in biologico. Le preparazioni sono tutte autoprodotte, con oli essenziali, tinture, infusi e preparati biodinamici.
Šuman non è un produttore da slogan. È un uomo che vive il vino come parte di un ecosistema più ampio, dove la biodiversità è nutrimento e il vino è un modo per restituire bellezza alla terra.
Moon Drops: un blend che cambia con l’annata, ma non con l’anima
Il Moon Drops è un vino orange che nasce da un blend di uve bianche, tra cui Riesling, Moscato e Chardonnay (anche se le percentuali variano di anno in anno).
Le uve vengono macerate sulle bucce per più giorni, vinificate con lieviti indigeni, e affinate in anfore di terracotta. Il vino non è filtrato, non viene chiarificato e non contiene solfiti aggiunti.
Il risultato è un vino che non segue uno stile, ma un’intenzione. Ogni bottiglia è una fotografia precisa del suo ecosistema, del suo clima, e delle mani che lo hanno accompagnato nel tempo.
La mia degustazione: un vino che cambia, evolve, sorprende
Colore: ambrato, limpido, con riflessi ramati. Già nel bicchiere è ipnotico.
Al naso: un susseguirsi di profumi che si aprono a onde. Mela matura, mandarino, poi erbe officinali come menta ed eucalipto, fiori bianchi, tarassaco e persino fiore di pero. Ogni respiro porta con sé un ricordo, un’immagine, un paesaggio.
In bocca: entra con morbidezza fruttata, accarezza il palato con note di miele e scorza d’agrumi, poi arriva l’acidità, vibrante e viva, a dare ritmo e freschezza. La macerazione si sente nella tannicità leggera, appena accennata ma perfetta per dare struttura e persistenza. È un vino che evolve nel bicchiere: ogni sorso è diverso dal precedente.
Abbinamenti e occasioni: dove bere Moon Drops?
È un vino trasversale, che si adatta bene a tanti piatti ma che, soprattutto, merita tempo e attenzione.
Lo vedrei con:
zuppe tradizionali come il ričet sloveno (a base di orzo e verdure)
crostacei grigliati con erbe fresche
piatti vegetariani complessi: risotto ai funghi, polenta con crema di ceci e rosmarino
formaggi a crosta fiorita come il Brie o il Taleggio giovane
Oppure, semplicemente, con una persona con cui hai qualcosa da raccontare.
Glossario del sommelier
Orange wine: vino bianco ottenuto con macerazione sulle bucce, come si fa nei rossi. Il contatto prolungato dona colore, corpo e tannini. Spesso profuma di erbe, tè e frutta secca.
Biodinamico: approccio agricolo che considera il vigneto come un organismo vivente in armonia con il cosmo. Utilizza preparati naturali e segue i cicli lunari.
Affinamento in anfora: le anfore in terracotta permettono una micro-ossigenazione simile al legno, ma senza cedere aromi, lasciando esprimere al vino tutta la sua purezza.
Un brindisi alla natura che non fa rumore
Moon Drops non è un vino da grande distribuzione. È un vino quasi introvabile, un piccolo gioiello da cercare con pazienza, da condividere con cura, da bere con rispetto.
Per me è stato come ascoltare una poesia sussurrata. Una di quelle che non capisci subito, ma che ti resta addosso, e quando riemerge – anche giorni dopo – ti fa sorridere.
Spero che questo viaggio nel Podravje ti abbia lasciato qualcosa. E tu, hai mai assaggiato un vino che sembrava raccontarti una storia? Scrivimelo nei commenti, sono curiosa di leggerti.
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A presto,
– Francesca 🧡




