Farouche 2021: il bianco macerato alsaziano che ti sorprende al primo sorso
Un vino naturale tra nocciole, fichi caramellati e tappo in vetro: viaggio nel calice e nella storia del Domaine Amélie & Charles Sparr
Era una di quelle giornate qualunque, quando mi sono lasciata tentare da una bottiglia che sembrava chiamarmi dallo scaffale di una delle mie enoteche preferite. Non la conoscevo, non avevo letto nulla, ma qualcosa – forse il tappo in vetro, forse l’etichetta essenziale – mi ha fatto dire “perché no?”.
Ed è proprio lì, in quel gesto d’istinto, che ho scoperto un piccolo tesoro: Farouche 2021, un vino bianco macerato biodinamico dell’Alsazia, firmato Domaine Amélie & Charles Sparr.
Oggi voglio raccontarti questa scoperta, un viaggio nel calice che profuma di agrumi, frutta secca e storie antiche. Ti porto con me tra le vigne alsaziane, tra metodi artigianali e intuizioni moderne, per scoprire un vino che non somiglia a nessun altro.
Un nome, una storia: chi sono Amélie & Charles Sparr?
Dietro questa bottiglia non c’è solo un vino naturale, ma un racconto di famiglia e passione. La famiglia Sparr produce vino in Alsazia dal 1887, ma è con Amélie e Charles che la tradizione si fonde con una visione più radicale: coltivazione biodinamica, fermentazioni spontanee, rispetto assoluto per la terra e i suoi ritmi.
La cantina si trova a Wettolsheim, nel cuore della regione vinicola alsaziana. I loro vigneti sono un mosaico di terroir: suoli sabbiosi, argillosi, marnosi, ciascuno interpretato con sensibilità e senza scorciatoie. Farouche nasce qui, da uve bianche vinificate con macerazione sulle bucce, seguendo un approccio che ricorda le tecniche ancestrali.
Il vino nel bicchiere: un orange wine gentile ma complesso
Alla vista: dorato intenso, leggermente velato, che già annuncia la sua natura non convenzionale. Niente chiarifiche né filtrazioni: il vino si mostra nudo, autentico.
Al naso è un’esplosione controllata. Note agrumate, ma non fresche e taglienti: qui c’è la scorza d’arancia candita, la marmellata di bergamotto, il cedro. Poi arrivano profumi più profondi: nocciola tostata, fichi caramellati, albicocca disidratata, un accenno di miele e tè nero. Ogni respiro aggiunge un dettaglio, come se il vino ti raccontasse la sua storia un po’ per volta.
Al palato, la sorpresa continua: 14 gradi alcolici, ma perfettamente bilanciati da un’acidità vivace e da un leggerissimo residuo zuccherino che smussa gli angoli e coccola la lingua. È un vino che scivola e resta, che accarezza ma non dimentica di stupire. La macerazione gli conferisce una struttura leggera, ma persistente, con una certa tannicità appena accennata che rende ogni sorso ancora più intrigante.
Un vino da vivere: quando e con cosa abbinarlo
Farouche è uno di quei vini che non si bevono per sete, ma per il piacere della scoperta. Perfetto con piatti speziati, cucina mediorientale, tajine di verdure, oppure con un formaggio erborinato e confettura di fichi. Ma ti dirò di più: io l’ho aperto con un semplice piatto di cous cous con ceci e zucca, e sembrava fatto apposta.
E se vuoi un consiglio da sommelier: aprilo, assaggialo... e poi dimenticalo qualche ora, o anche un paio di giorni. Ti sorprenderà ancora.
Il tappo in vetro: dettaglio tecnico o scelta di stile?
Sì, ha il tappo in vetro, e so che divide. C’è chi lo trova elegante, chi lo guarda con sospetto. Personalmente, lo adoro. È ermetico, riutilizzabile, e soprattutto non influisce sul vino. In un prodotto così naturale, pulito e preciso, è una scelta coerente.
Glossario del Sommelier
Macerazione sulle bucce: tecnica di vinificazione che consiste nel lasciare il mosto a contatto con le bucce per un periodo, anche nei bianchi. Il risultato? Più colore, profumi intensi, una texture che si fa ricordare.
Residuo zuccherino: piccole quantità di zuccheri rimasti non fermentati nel vino, che donano rotondità e morbidezza.
Vino biodinamico: prodotto seguendo i principi dell’agricoltura biodinamica, che considera la vigna come un ecosistema vivente in connessione con i cicli lunari e cosmici. Un modo poetico e profondo di fare vino.
Un brindisi finale
Spero che questo piccolo viaggio nel bicchiere ti abbia fatto venire voglia di esplorare. Farouche è un vino che sfugge alle categorie, come tutte le cose che hanno un’anima vera.
E tu, qual è l’ultimo vino che ti ha sorpreso al primo sorso?
Scrivimi nei commenti, raccontami la tua scoperta enologica!
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Ci vediamo al prossimo calice.
– Francesca 🍷




