Arcivu Bianco: un vino ibrido, elegante, indimenticabile
Dalla Sardegna più autentica, una degustazione di vino naturale che intreccia sperimentazione, tradizione e paesaggio. Tra Mandrolisai e Barigadu, vi racconto il bianco che mi ha conquistata al primo
Era una di quelle giornate in cui avevo voglia di perdermi in un calice. Non per fuggire, ma per ritrovarmi.
Avevo ricevuto quella bottiglia qualche settimana prima, e come spesso mi accade con i vini che promettono carattere, l’avevo lasciata lì, a riposare. Poi, quasi d’istinto, l’ho aperta. E ho sorriso.
Oggi vi porto in Sardegna, in un angolo di terra stretto fra le province di Oristano e Nuoro, dove le colline si intrecciano tra Mandrolisai e Barigadu. Vi racconto Arcivu Bianco di Cantine di Neoneli: un vino naturale che sfugge alle definizioni, ma che afferra il cuore.
Cantine di Neoneli: dove il vigneto è un giardino
Ci sono vigneti che sembrano linee su un foglio, perfetti e ordinati. E poi ci sono quelli che somigliano a giardini segreti, piccoli, curati con amore, dove ogni pianta è parte di un mosaico naturale.
Quelli di Cantine di Neoneli sono così: filari ad alberello, radicati in suoli che sanno di roccia, vento e memoria.
Le uve sono coltivate in biologico, con trattamenti minimi: solo rame e zolfo. Niente scorciatoie, solo lavoro, osservazione e rispetto. La fermentazione è spontanea, come si faceva una volta, come si fa quando si ha fiducia nella natura.
Il vino: un bianco diverso, un ponte tra due anime
Arcivu Bianco nasce da un blend di uve Nuragus, Vermentino e altre varietà autoctone. Ma la vera particolarità sta nella vinificazione:
Il Vermentino subisce una macerazione sulle bucce di 4-5 giorni. Il Nuragus, invece, fermenta in acciaio per diversi mesi, conservando la sua purezza e freschezza. In seguito, i due vengono uniti e affinano per 8 mesi in tonneaux.
Il risultato? Un vino che non si può chiamare orange, ma che non è neanche un bianco “classico”. È un ibrido raffinato, equilibrato, con la grazia di un bianco e la profondità di un vino macerato.
La degustazione: tra frutta, erbe e mare
👁 Colore:
Un rame chiaro che vibra di riflessi dorati. È elegante, pulito, invitante.
👃 Profumi:
Al naso, l’apertura è solare: mango, ananas, agrumi maturi. Poi si apre su note di mirto e timo selvatico, con un tocco di vaniglia appena accennato. Ogni respiro è come un viaggio tra una macchia mediterranea e un mercato esotico.
👄 In bocca:
La frutta si ritira, lasciando spazio alla struttura. L’equilibrio fra corpo e alcol (14 gradi) è perfettamente bilanciato. È persistente, ma non pesante. Lineare nella sua evoluzione, pulito, quasi meditativo. Ti invita a berlo piano, ad ascoltarlo.
Una visione per il futuro
Durante la mia visita, ho sognato ad alta voce una possibile evoluzione: “Chissà com’è questo vino se un giorno venisse fermentato in vasche di granito, completamente in stile orange…”.
Ho visto un sorriso e uno sguardo che diceva: mai dire mai.
Quando gustarlo, con chi
Arcivu Bianco è perfetto per un pranzo con amici curiosi, di quelli in cui ogni bottiglia apre una conversazione.
Immaginatelo con piatti a base di pesce affumicato, formaggi a crosta lavata, o una zuppa di legumi alle erbe.
Non vuole rubare la scena, ma accompagnarla con stile.
Glossario del Sommelier
Macerazione sulle bucce:
È il periodo in cui il mosto resta a contatto con le bucce dell’uva. Nei vini bianchi, questa tecnica dona corpo, struttura e profumi più complessi.Fermentazione spontanea:
Un processo in cui i lieviti naturalmente presenti sulle bucce e in cantina avviano la fermentazione, senza aggiunte esterne. È il modo più naturale per far nascere un vino.Tonneaux:
Botti di rovere da 500 litri, più grandi delle barrique, usate per affinare il vino donando eleganza e micro-ossigenazione senza marcare troppo l’aroma.
Spero che questo viaggio nel calice vi abbia fatto venir voglia di scoprire anche voi la magia di Arcivu Bianco.
E voi, avete mai assaggiato un vino “ibrido” che vi ha fatto riconsiderare le vostre aspettative?
Scrivetemelo nei commenti, sono curiosa di conoscere le vostre esplorazioni sensoriali!
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Ogni bottiglia ha una voce: insieme, possiamo ascoltarla.
Francesca



